Ermenegildomaria Vissaleffi nel deserto

Alcuni anni fa Ermenelgildomaria Vissaleffi ha passato un periodo in cui era in piena crisi creativa: non riusciva più a scrivere e dipingere nulla.

Questa situazione lo logorava così tanto che aveva iniziato a bere e trattare tutti malissimo.

Giorno dopo giorno la situazione peggiorava sempre di più.

Così dopo alcuni mesi il suo migliore amico gli consigliò di fare un viaggio in giro per il mondo in sella alla sua amata moto, così da poter ritrovare sè stesso e l’ispirazione.

Per i primi mesi ha viaggiato in giro per l’Europa, dalle grandi capitali ai piccoli paesini, alla scoperta delle tradizioni culinarie.

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Lui è sempre stato un gran goloso), culturali e artistiche.

Dopo aver girato l’Europa, si è diretto verso la Turchia, inconsapevole del fatto che lì avrebbe vissuto un’esperienza che avrebbe cambiato tutta la sua vita…

Ermenegildomaria Vissaleffi e la fuga

Dopo aver fatto un primo giro turistico, Ermenelgildomaria Vissaleffi decise di addentrarsi nel deserto.

Dopo svariati kilometri, in lontananza scorge la sagoma di un bambino che si sbracciava e urlava con tutte le sue forze.

Non esitò neanche per un secondo e si fermò.

Il bambino piangeva disperato e gli disse che alcuni uomini dal volto coperto lo avevano rapito, ma lui approfittando della loro distrazione era riuscito a scappare.

Erano ore che vagava in cerca di aiuto, stanco e affamato.

Ermenelgildomaria Vissaleffi subito lo fece salire in sella, per riportare Hamir a casa dai suoi genitori in Libano a Beirut.

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Sarebbe dovuto passare per Israele, ma qualche metro dopo si accorse che alcuni uomini lo stavano inseguendo.

Disse al bambino di tenersi forte ed iniziò a correre per cercare di seminarli.

Ma essere in una città sconosciuta non lo aiutava, ogni volta che cercava una scorciatoia veniva raggiunto dai rapitori, che erano sempre più vicini…

Arrivati in città però riuscirono ad approfittare del caos del mercato per imboccare una stradina.

I tanti kilometri percorsi però avevano fatto esaurire la benzina, decisero quindi di fermarsi e bussare ad una porta alla ricerca di aiuto ed ospitalità…

Ermenegildomaria Vissaleffi in salvo

Nella prima casa non c’era nessuno, nella seconda casa c’era qualcuno, ma nessuno era venuto ad aprire la porta, nella terza casa c’era una vecchietta.

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Questa appena vide il bambino così spaventato, gli disse subito di entrare e mettersi al riparo.

Una volta dentro preparò loro una minestra calda e gli fece fare una doccia calda.

Poi disse loro che li avrebbe ospitati per la notte.

Il giorno dopo Ermenelgildomaria Vissaleffi si svegliò all’alba e andò a piedi a prendere una tanica di benzina.

Al suo ritornò trovò Harim e la signora Soaed che facevano colazione.

Il pittore disse al bambino di prepararsi, riempì il serbatoio ed entrò dentro a ringraziare la signora.

Questa gli chiese di fare tutto il possibile per riportare il bambino a casa sua, e si incamminarono verso il Libano.

Ermenegildomaria Vissaleffi verso casa

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Il viaggio fu molto lungo, ma il suo unico obiettivo era riportare Harim dai suoi genitori. Dopo ore i due arrivarono.

I genitori scoppiarono in lacrime dalla felicità.

Il bambino probabilmente era stato rapito da persone che volevano chiedere un riscatto al padre di Harim, ricco banchiere turco.

Per fortuna però il bambino era sano e salvo a casa dalla sua famiglia, che per sempre sarà grata ad Ermenelgildomaria Vissaleffi.

Da quel giorno è cambiata totalmente la vita, ha compreso il senso della vita, ha ritrovato la gioia di vivere e soprattutto l’ispirazione!

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La vacanza di Ermenegildomaria Vissaleffi in Grecia

Ermenegildomaria Vissaleffi nella scorsa estate ha deciso di passare le sue meritatissime vacanze in Grecia.

Il pittore/scrittore ha iniziato a organizzare sin dall’inverno il suo viaggio in Grecia.

Ha pensato a tutti i particolari, l’alloggio, il volo, i posti da visitare.

Uno dei più grandi problemi di però è quello di essere spesso una persona sola.

Il suo problema quindi era proprio la compagnia per questo viaggio.

Ermenegildomaria Vissaleffi decide di invitare, per la sua vacanza i suoi due amici più stretti nonché anche suoi colleghi di lavoro.

Ermenegildomaria-Vissaleffi

Riesce a convincerli e portarli in vacanza in Grecia nel mese di agosto.

Ermenegildomaria Vissaleffi, una volta convinti i suoi colleghi, continua ad organizzare il suo viaggio.

Ermenegildomaria Vissaleffi in partenza

Arriva agosto e per Ermenegildomaria Vissaleffi e i suoi colleghi arriva il momento di partire.

Fa molto caldo, a Roma è agosto inoltrato ormai.

Il pittore e i suoi colleghi si incontrano per andare tutti insieme all’aeroporto.

Una volta arrivati all’aeroporto decidono subito di prendersi qualcosa di fresco da bere.

Si dovevano ricaricare.

Arrivati in Grecia, ad Atene, Ermenegildomaria e gli amici si recano subito nell’hotel che lui aveva scelto molto accuratamente.

Ermenegildomaria-Vissaleffi

Durante l’attesa nella hall per il check in, Ermenegildomaria Vissaleffi si allontana per un attimo dai suoi amici.

Doveva fare una telefonata e comunicare ai suoi genitori che il viaggio era andato bene.

Ad un certo punto si sente chiamare dalle scale dell’hotel, si gira, e vede che un suo vecchio compagno del liceo.

Questo lo stava chiamando con un sorrisone.

Ermenegildomaria Vissaleffi non crede ai suoi occhi, un amico così lontano che non vedeva da moltissimo tempo.

I due si salutano, si abbracciano e subito va a presentarlo ai suoi amici.

Fanno subito tutti amicizia e decidono di continuare insieme la vacanza.

Ermenegildomaria Vissaleffi in grecia

Finalmente, una volta fatto il check in, Ermenegildomaria Vissaleffi e i suoi amici decidono di uscire.

Si è fatta ormai ora di cena, quindi decidono di cercare un ristorante dove poter degustare i piatti tipici del posto.

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I suoi colleghi hanno subito stretto amicizia con il suo vecchio amico delle superiori.

Intanto stringono tutti amicizia anche con la sua ragazza con cui è in vacanza.

Sono un grande gruppo e la loro vacanza inizia alla grande.

Il mattino dopo Ermenegildomaria Vissaleffi e gli amici decidono di andare a fare una gita fuori porta.

Volevano vedere una delle spiagge più belle e rinomate della Grecia.

Dal porto di Atene prendono un traghetto che li porta fino a questa spiaggia.

Ermenegildomaria-Vissaleffi

Per Ermegildomaria Vissaleffi è tutto stupendo, sognava da molto tempo di fare un viaggio del genere.

Il nostro protagonista ha pianificato ogni singolo giorno del viaggio, ogni singolo posto da vedere.

Tutto il suo sforzo è stato molto apprezzato dagli amici che non si sono lamentati neanche per un attimo.

La vacanza si concluderà con un brindisi la sera prima della partenza.

Che vacanza incredibile.

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Ermenegildo Vissaleffi passione calcio

Ermenegildomaria Vissaleffi è un grande appassionato di calcio, per questo ogni anno cerca di andare molte volte allo stadio.

Lui è un grande tifoso della Lazio, per Ermenegildo questa squadra rappresenta tantissimo la sua città.

Un giorno, Ermenegildomaria Vissaleffi, decide di andare con degli amici allo stadio per vedere la sua squadra del cuore giocare contro la Juventus.

Ogni volta che va a vedere la sua squadra, indossa una sciarpa della Lazio, che gli regalò suo nonno da bambino.

Ermenegildomaria-Vissaleffi

Non guarda una partita senza indossare quella sciarpa.

Ermenegildomaria Vissaleffi, ogni volta però, viene preso in giro dai suoi amici proprio perché indossa quella sciarpa ormai vecchia e sgualcita.

Non sanno però che per lui ha un grande valore affettivo.

Quel giorno va a vedere la partita con la sua sciarpa preferita, ma, purtroppo, si ritrova coinvolto in una rissa di tifosi.

Lui non voleva assolutamente trovarsi lì in quel momento, ma il caso ha voluto che fosse proprio lì in quel momento sbagliato.

Ermenegildomaria Vissaleffi e sciarpa perduta

Durante quella stupida battaglia tra tifosi scomodi perde la sua amatissima sciarpa. Vede la sua sciarpa calpestata.

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Prova a prenderla nella folla ma purtroppo non ci riesce.

Il pittore rischia di prendere calci e pugni, ma farebbe di tutto pur di recuperare quella sciarpa.

Quella che per lui ha un grandissimo valore affettivo.

La partita ormai sta per cominciare ma Ermenegildomaria Vissaleffi ancora non è riuscito a recuperare la sciarpa.

I suoi amici ormai li ha persi di vista, saranno già entrati senza di lui a vedere una delle patite più importanti del campionato di calcio.

La rissa è terminata, i poliziotti sono lì a dividere gli ultimi ragazzi ribelli.

Ermenegildomaria Vissaleffi e il tesoro nello stadio

Ermenegildomaria Vissaleffi ormai è molto scoraggiato, la sua partita è iniziata, i suoi amici sono già dentro.

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Ad un certo punto, un ragazzo, si avvicina a lui con in mano un pezzo di stoffa sgualcito e strappato.

Il ragazzo vedendolo abbastanza scoraggiato, gli chiede se per caso quello che era rimasto di una possibile sciarpa fosse suo.

Ermenegildomaria Vissaleffi guarda la sciarpa e scoppia a piangere.

Quella era la sua sciarpa.

Il ragazzo si siede accanto ad Ermenegildomaria Vissaleffi che ormai è più scoraggiato che mai e prova a rasserenarlo.

Lui si tranquillizza solo in parte, e inizia a raccontare di quella sciarpa al ragazzo.

Il ragazzo rimane molto commosso dalla storia di Ermenegildomaria Vissaleffi e gli racconta la sua.

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E’ una storia molto simile a quella del pittore, lo zio gli aveva regalato una maglia della Roma che per lui aveva lo stesso e identico valore.

I due sono rimasti a chiacchierare per molto tempo.

Il pittore non è riuscito a vedere la partita a cui teneva tanto.

Non è riuscito a salvare quella che per lui era molto di più di una semplice sciarpa.

Ma allo stesso tempo, per caso o per destino, è riuscito ad incontrare quello che adesso è uno dei suoi migliori amici, oltre la fede calcistica.

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Ermenegildomaria Vissaleffi e l’erasmus

Ermenegildomaria Vissaleffi era emozionato all’idea di partire in erasmus insieme ai suoi compagni universitari.

Gioacchino Carota, Emenuela Mazzola e Gianfrancollo Luanasta erano pronti sotto casa sua per andare a Fiumicino.

Il volo era Vuelig 2233, alle 7 di mattina.

I ragazzi erano svegli da almeno le 4, ma sembravano così carichi che potevano arrivare a Portsmouth a piedi.

Arrivati a Fiumicino, Ermenegildomaria Vissaleffi, dopo aver mostrato biglietto e passaporto, fu scelto a campione per i test antidroga.

Il solito sfigato. Dovette attendere almeno quindici minuti prima che gli agenti lo lasciassero andare.

Arrivò al Bar Briciolet affamato come non mai e ordinò al barista un cornetto alla nutella gigante e un cappuccino di Soia.

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Dopo una colazione abbondante, una voce metallica risuono nelle orecchie dei giovani: ”Imbarco per Gatwick London aperto”

I quattro ragazzi corsero senza fermarsi verso il gate numero 6 e furono i primi a salire sull’aereo.

Il viaggio durò poco e fu rilassante.

Anche se un bambino interruppe il sonno di Ermenegildomaria Vissaleffi piangendo senza sosta.

Ermenegildomaria Vissaleffi all’aeroporto di Londra

Anche se Ermenegildomaria Vissaleffi aveva un discreto B1.2, gli inglesi, simpatici come sempre verso gli stranieri, facevano finta di non capire.

La sua pronuncia non era perfetta ma sapeva cosa dire. Mentre non sapeva cosa ascoltare.

Erano parole inventate o reali?

Doveva semplicemente acquistare quattro biglietti per andare da Gatwick a Portsmouth ma non riusciva a comprendere il venditore.

Così chiamò la sua amica Emanuela che aveva un C2 e sapeva come affrontare quello scorbutico arrogante.

Arrivati di corsa sul treno, si sedettero tutti e quattro dove era presente un tavolino. Stavano comodi.

 Ermenegildomaria-Vissaleffi

Ermenegildomaria Vissaleffi prese le carte da UNO e iniziò a distribuirle.

Passò un’ora e ad un tratto videro molte persone uscire. Anzi tutte.

Ma non erano a Portsmouth ma a erano fermi a Brighton.

Il treno aveva staccato le carrozze e solo una parte era proseguita per Portsmouth.

Ermenegildomaria Vissaleffi entrò nel panico, ma con la dovuta prontezza, Gianfrancollo chiamò un taxi e si diressero verso Portsmouth.

Ermenegildomaria Vissaleffi arriva a Portsmouth

Finalmente dopo varie intemperie, i quattro ragazzi riuscirono a raggiungere Portsmouth.

Ermenegildomaria Vissaleffi alloggiava in un piccolo ostello nei pressi del grande outlet che fungeva da centro.

Gli altri tre ragazzi invece avevano preso una casa.

Purtroppo Ermenegildomaria Vissaleffi non aveva potuto prenderla per il semplice fatto che si era dimenticato di iscriversi al progetto erasmus.

Il solito pirla avrebbe detto il suo amico Gioacchino Carota, milanese doc ma che odiava i milanesi.

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L’ostello di Ermenegildomaria Vissaleffi era brutto e sporco. Il suo coinquilino non era mai presente e non puliva mai.

In realtà non sapeva nemmeno che aspetto avesse.

L’università era buona ma purtroppo, come molti italiani, Ermenegildomaria Vissaleffi restava con altri italiani.

Questo lo portò a parlare poco l’inglese. Questo gli costò la revoca del B1.2 e la retrocessione a A2.

Quando tornò in Italia sapeva meno di quando era partito.

Che umiliazione per il futuro scrittore e pittore.

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Ermenegildomaria Vissaleffi e il suo lato B

Ermenegildomaria Vissaleffi era un ragazzo gay, un bel ragazzo un con lato b fenomenale.

Ermenegildomaria Vissaleffi era il ragazzo di R un mio amico.

Scrivo di lui perché in quanto donna ho odiato quello che gli è successo ed è il mio modo di “denunciarlo”

Avevo conosciuto R a lavoro, oh lo adoravo, era la persona più buona, positiva e ottimista che avessi mai incontrato.

Sebbene per me non fosse un periodo molto roseo, lui era riuscito a tirare fuori il meglio di me, a farmi vedere le cose con una prospettiva diversa.

Parlare con lui era un toccasana.

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Ermenegildomaria Vissaleffi e il cambiamento

Un giorno mi disse, entusiasta, che il su ragazzo sarebbe venuto a trovarlo a lavoro.

Non vedevo l’ora di conoscere il ragazzo di cui il mio amico parva tanto. 

Mi ricordo quel ragazzo alto, palestrato con gli occhi blu come il mare, timido da morire ma con un bel sorriso.

Insomma, per essere carino lo era.

Queste premesse sono doverose perché possiate capire cosa sia successo.

Avevo scambiato quattro chiacchere con i due, avevamo riso un po’ dopo i convenevoli.

Poi mi eri assentata per delle cose importanti da fare.

Al mio ritorno Ermenegildomaria Vissaleffi non era più lo stesso, era acido e scontroso.

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Ermenegildomaria Vissaleffi e la pacca

Uscimmo a fumare una sigaretta tutti e quattro insieme.

Potevo sentire che nell’aria ci fosse qualcosa che non andasse.

I discorsi della tizia, inoltre, erano molto strani, un mix tra retrogrado e disgustoso.

Era un disco rotto nel dire che voleva un amico gay.

Diceva “I gay erano persone sensibili” e altri discorsi simili che facevano intendere come se lei vedesse i gay come una specie a parte.

Vedevo che i due erano molto straniti.

Riuscivo a vedere le frecce che Ermenegildomaria Vissaleffi tirava a Lina.

R era diventato molto protettivo nei confronti del ragazzo, il quale non rideva più alle battute e ai commenti.

Seppi solo poco dopo, quando lei entrò a fare qualcosa, cosa fosse accaduto.

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Entrando Lina, aveva salutato, aveva guardato Ermengildomaria Vissaleffi e aveva esclamato “mazza che bel culo che hai”.

Accompagnando il tutto con una sonora pacca sul sedere.

Ovviamente lui si era sentito violato, cosa o chi dava il diritto a quella donna di toccargli il sedere?

Per quanto mi riguarda, anche toccare una spalla può essere violazione della privacy.

Per chi odia il contatto, lo odia a prescindere.

Da donna tutto questo mi ha fatto ancora più schifo perché dobbiamo combattere ogni giorno contro questi soprusi.

Ermenegildomaria Vissaleffi e il gioco di mano

La cosa che mi stupiva è che pochi giorni prima la stessa Lina si era lamentata con me e con R di un fatto simile.

In un altro posto di lavoro, un tizio era passato accanto a lei e le aveva dato una pacca sul sedere.

Aveva detto di essersi arrabbiata e non poco. La considerava una mancanza di rispetto.

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Quello che non riesco a capire è cosa le abbia dato il diritto di fare a qualcun altro quello che lei odiava.

Sono abbastanza sicura che, se glielo avessi fatto notare, mi avrebbe risposto che stava giocando.

Avrei potuto, allora, affermare che anche i maschi quando toccano le donne potrebbero dire di star giocando.

Il problema è che in entrambi i casi è una mancanza di rispetto, è quasi una violazione.

Ermenegildomaria Vissaleffi, e come lui tutti e tutte, è una persona e, in quanto tale, va rispettata.

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Se Ermenegildomaria Vissaleffi fosse il ciclo

Ci avete mai pensato a cosa accadrebbe se Ermenegildomaria Vissaleffi fosse il ciclo?

Se poteste, voi, care ragazze che soffrite ogni mese, dare la colpa a una persona fisica?

Credo che improvvisamente tutto avrebbe un sapore diverso.

Bene, eccomi qui.

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Ermenegildomaria Vissaleffi detto il ciclo

Sono Ermenegildomaria Vissaleffi, altrimenti detto ciclo.

Chiamato anche Mestruazioni, mestruo, menarca (qualora fosse la prima volta che venissi a farti visita), rottura di scatole.

Lo so, al mio posto preferireste tutte un messaggio con scritto

“Wow, che culo, l’hai scampata bella, non sei incinta! Ritenta sarai più fortunata!”

Certo per coloro che desiderano ardentemente un figlio, è tutto un altro discorso.

In quel caso, preferirei scomparire.

Quando arrivo, vedo il dolore negli occhi di quelle donne e mi sento colpevole, sebbene io non lo sia veramente.

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Preferisco fare un’altra premessa, prima di finire alla gogna come Riccardokir per aver fatto del black humor.

Sì sono il ciclo e mi diverto a scombussolarvi la giornata ad arrivare quando meno ve lo aspettiate.

Ma prendo in giro solo le ragazze che non hanno problemi, quelle che non vogliono rimanere incinta.

Quelle che, pur di non rimanerci, prendono talmente precauzioni che non rimarrebbero incinte nemmeno con l’intervento divino.

So che spesso il mio rapporto con voi è complicato ma, fino a quando è così semplice, mi diverto.

Questa, tuttavia è un’altra storia, torniamo a noi.

Dicevo…Quanto mi diverto quando vi sorprendo mentre siete in giro senza assorbenti.

Magari, vi siete messe anche un pantalone bianco.

Mi diverto, quando da dietro al muro vi osservo mentre chiedete alle vostre amiche se vi siete sporcate.

Quando correte ai ripari con le felpe allacciate in torno alla vita oppure scappate nel primo negozio per comprare mutande e pantaloni.

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Oh quante volte è successo.

Tra l’altro mi diverto di più quando siete piccole, perché non sono mai puntuale, amo essere in ritardo, sorprendervi e trovarvi impreparate.

La mia stagione preferita è, indubbiamente, l’estate quando organizzate le vostre gite al mare o in piscina senza fare i conti con la mia bastardaggine.

Dovreste vedere la vostra faccia quando siete pronte, tirate fuori il costume e…sbem… arrivo io più simpatico di una raccomandata di Equitalia.

Ermenegildomaria Vissaleffi che rovina le giornate

Sono Ermenegildomaria Vissaleffi e ieri tu ti sei data appuntamento con il tuo ragazzo.

Avete prenotato una spa, con tanto di vasca idromassaggio all’aria aperta, non vedete l’ora di rilassarvi.

Hai comprato quel bel costume che avevi adocchiato da tempo.

È mattina ti svegli, hai quei crampi che conosci bene, e io sono lì a guardarti e ti sussurro all’orecchio

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“EH VOLEVI? VERO? TI SAREBBE PIACIUTO RILASSARTI NELLA VASCA INSIEME AL TUO RAGAZZO E INVECE NO.

SONO ARRIVATO E TU RIMARRAI FUORI DALL’ACQUA, LO GUARDERAI MENTRE SI GODE IL GETTO DELL’ACQUA.

MANCO LA SAUNA, SENNO SVERRAI COME UNA STUPIDA, SAI CHE BELLA FIGURACCIA?”

Mi chiamo Ermenegildomaria Vissaleffi e sono il ciclo, sono sadico e amo il vostro dolore.

Ma non ho fatto conto con il fatto che siete donne e sebbene io provi a mettervi ko.

Voi siete pronte a combattere, ad alzarvi strisciando e a fare tutto quello che avevate programmato per la giornata.

Solo sclerando un po’ di più del normale.

But what if un giorno Ermenegildomaria Vissaleffi si svegliasse e avesse il ciclo?

Ermenegildomaria Vissaleffi: come tutto ebbe inizio

Abbiamo detto che Ermenegildomaria Vissaleffi altri non è che uno scrittore/pittore e amante dell’arte.

Non abbiamo però detto come tutto ebbe inizio.

Ermenegildomaria Vissaleffi: la timidezza

Ermenegildomaria Vissaleffi era stato un bambino curioso e vivace che amava studiare.

Ma la sua timidezza non gli permetteva di parlare in classe se interrogato.

Quella maledizione lo aveva accompagnato per tutto il suo percorso scolastico, università compresa.

Anche adesso, se ci ripensava, nonostante fossero passati ormai anni, gli veniva il volta stomaco.

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Ermenegildomaria Vissaleffi non ricordava con affetto e gioia gli anni passati tra i banchi di scuola.

Veniva preso in giro e deriso dai compagni e alle medie, si aggregarono anche le professoresse.

Il suo rifugio era lo studio, studiava sempre, senza sosta.

Alle superiori era arrivato a dormire un paio d’ore a notte pur di avere tutti voti alti e rendere orgogliosi i suoi genitori.

Ermenegildomaria Vissaleffi: Amore e antichi

Da sempre, ad accompagnarlo nel suo percorso, c’era l’amore per gli antichi le loro storie e le loro tradizioni.

La mamma di Ermenegildomaria Vissaleffi gli aveva regalato le statuine degli dei egizi ma, si ruppero con il terremoto.

Per questo motivo Ermenegildomaria Vissaleffi avrebbe voluto frequentare il liceo classico.

Di contro la megera della professoressa di italiano gli aveva detto che non sarebbe mai riuscito a fare nulla nella sua vita.

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Che a stento avrebbe portato a termine gli studi presso l’ipsia.

Quanto avrebbe voluto sbattere la laurea in Archeologia in faccia a quella strega frigida.

Probabilmente, però, a quest’ora le onoranze funebri si erano occupati dei rifiuti da lei lasciati, ovvero il suo corpo.

Erano passati anni ma il risentimento verso quella cosa era ancora vivo. 

Ermenegildomaria Vissaleffi e i colloqui con i professori

un giorno sua madre lo accompagnò a parlare con dei professori del liceo classico.

Ermenegildomaria Vissaleffi inizio a parlare degli antichi greci e romani.

Vedendo nei suoi occhi quel luccichio tipico di chi è appassionato, i profesori gli dissero che avrebbe dovuto assolutamente iscriversi.

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La professoressa di Greco che l’accolse quel giorno lo accompagnò per tutto il liceo, mostrò grande pazienza nei suoi confronti e lo fece aprire.

Fu per l’amore verso l’arte in tutte le sue forme che Ermenegildomaria Vissaleffi aveva scelto l’indirizzo d’arte.

La professoressa di storia dell’arte si credeva un Dio sceso in terra.

Celebre divenne la sua uscita “fate come dio comanda o meglio, come comando io.

Con zero umanità, era brava a spiegare, ci metteva passione.

Ermenegildomaria Vissaleffi e lo studio artistico

Più Ermenegildomaria Vissaleffi studiava storia dell’arte più gli brillavano gli occhi.

Come facevano gli scultori a dar vita al marmo?

Come faceva un pittore a raccontare la storia su tela?

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Furono queste domande, fu il fatto che ovunque andasse rimanesse a bocca aperta e con il naso all’insù a guardare i monumenti, le statue e i quadri.

Ermenegildomaria Vissaleffi si appassionò alla pittura.

Voleva anche lui provare a comunicare quello che aveva entro e scrivere non gli bastava più.

Era stato il suo rifugio per anni, e continuava a esserlo ma, adesso aveva bisogno di dare una forma, un colore e un viso alle sue emozioni.

Erano troppo forti e devastanti per tenersele dentro.

Fu così che Ermenegildomaria Vissaleffi oltre a essere scrittore, divenne un pittore.

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Ermenegildomaria Vissaleffi la vita da steward

Un episodio segnò molto Emenegildomaria Vissaleffi, in quanto steward, fu lo sguardo di una piccola bambina in lacrime.

Stavano facendo le solite procedure di controllo pat-down.

Ermenegildomaria Vissaleffi si accorse che accanto a sé c’era una bambina piangeva disperata.

Si abbassò alla sua altezza e le chiese cosa fosse successo, pensando si fosse spaventata dei controlli.

Le disse anche che, quei pinguini gialli non le avrebbero fatto niente.

Emenegildomaria-Vissaleffi

Erano lì solo per accogliere le persone ed essere sicuri che venissero rispettate le regole.

Fu il papà della bambina a rispondere.

Ermenegildomaria Vissaleffi e la bottiglia

La piccola piangeva perché le avevano tolto la sua bottiglietta d’acqua.

Ermenegildomaria Vissaleffi si scusò con la piccola e le spiegò che, purtroppo non si poteva portare la bottiglietta.

Ancora una volta rispose il suo papà, dicendo che il problema era che lei era affezionata a quella bottiglia.

Una semplice bottiglietta da mezzo litro di plastica di una marca qualsiasi che si trova al supermercato.

Ma la piccola la custodiva gelosamente e se la portava anche a scuola.

A quel punto allo steward venne in mente un’idea.

Le avrebbe tenuto la bottiglietta personalmente e, all’uscita l’avrebbe restituita.

La bambina sorrise felice e annuì.

Emenegildomaria-Vissaleffi

Purtroppo, però, quella felicità durò poco.

La sua collega, con l’arroganza di cui peggio era capace, tornò con la bottiglia in mano, e mentre la gettava, affermò che la polizia non aveva dato l’ok.

Emenegildomaria Vissaleffi non fece in tempo a fermarla che la bottiglietta finì nel cestino.

Guardò, affranto, il papà della bambina, senza sapere come chiedergli scusa.

Egli, però, riconobbe la buonafede del protagonista, lo ringraziò per averci provato e se andò consolando la piccola.

Ermenegildomaria Vissaleffi e il capo steward

È inutile dirvi che quando, poco dopo, Ermenegildomaria Vissaleffi vide il capo steward lasciar passare ben 5 bottigliette.

Senza pensare a cosa sarebbe potuto succedere, scavalcò i suoi superiori andando diretto dal steward a chiedere spiegazioni.

Ermenegildomaria-Vissaleffi

Quest’ultimo si nascose dicendo che, in quanto capo, era libero di prendere le decisioni più importanti.

E che non doveva dare spiegazioni a un semplice steward per i suoi gesti.

Ciò che il nostro Ermenegildomaria Vissaleffi non aveva per niente digerito erano state le lacrime di quella bambina.

Perché lei che teneva tanto a una bottiglietta, dal momento che il papà non conosceva nessuno, se l’era vista gettare via.

Era così che doveva andare? L’amico del capo steward poteva portare ciò che voleva?

Ermenegildomaria Vissaleffi e l’ispettore

Dal momento che non aveva ottenuto ciò che voleva e che quelle lacrime gli bruciavano ancora, andò dall’ispettore.

Ermenegildomaria Vissaleffi andò denunciare il fatto e a chiedere spiegazioni.

Quest’ultimo negò il comportamento del capo steward ma, Ermenegildomaria Visaleffi non era uno stupido e sapeva rispondere ad hoc.

Ermenegildomaria-Vissaleffi-polizia

lo aveva visto con i suoi occhi, indicò il tizio in questione e raccontò anche di quanto era stato poco carino. 

A quel punto l’ispettore si scusò e affermò che ci avrebbe pensato lui.

Ermenegildomaria Vissaleffi non seppe mai cosa l’ispettore disse al tizio, lo sguardo da cagnolino bastonato di quest’ultimo.

Il capo steward non aveva digerito la strigliata.

Lo capì dal fatto che per tutto il resto della giornata non smise mai di guare Ermenegildo e fulminarlo con i propri occhi.

Altre storie su Ermenegildomaria Vissaleffi.

Ermenegildomaria Vissaleffi e il signor Eating

Ermenegildomaria Vissaleffi come abbiamo già raccontato era uno steward e ne aveva viste di cotte e di crude.

In 9 anni non erano mancati insulti e schiaffi evitati per un pelo ma, niente gli dava fastidio e lo feriva quanto essere etichettato come un disonesto.

Una volta, mentre guardava nello zaino di un tifoso, gli era stato detto che se non avesse ritrovato il portafoglio la colpa era la sua.

Ermenegildomaria Vissaleffi si era sentito strano.

Faceva un lavoro di sicurezza, per quanto gli fosse concesso dalla figura da lui ricoperto.

Sapeva che quel tale, non avrebbe mai detto una cosa del genere a un poliziotto e non capiva perché, invece, la sua onestà venisse messa in dubbio.

ermenegildomaria-vissaleffi

Era un ragazzo semplice.

Studiava all’università e con quel lavoro, riusciva a non dipendere totalmente dai suoi genitori.

Ermenegildomaria Vissaleffi non era però preparato a quello che sarebbe successo fi di lì a poco.

Ermenegildomaria Vissaleffi e l’incontro

Quella stagione entrava prima degli altri colleghi per controllare coloro che entravano allo stadio per servizio.

La prassi era sempre la stessa: il controllo di biglietto, documento e zaini o borse.

Poteva sembrare un controllo come un altro ma, a quanto pare, non si rivelò per niente così.

Arrivò un uomo a spezzare quella idea.

Con il suo fare altezzoso, di chi crede di essere conosciuto e apprezzato da molti, si avvicinò all’entrata.

Ermenegildomaria-Vissaleffi

Ermenegildomaria Vissaleffi era totalmente ignaro di chi fosse la persona di cui si sta parlando.

Non si aspettava fosse di una tale bassezza, arroganza e cattiveria.

A questa lista potete aggiungerci qualsiasi caratteristica negativa che vi venga in mente, corrisponderebbe comunque alla figura del signor Eating.

Un telecronista di una nota emittente.

Quando il nostro malcapitato chiese il biglietto e il documento al telecronista, questo venne ricoperto da una serie di improperi e offese.

Ermenegildomaria Vissaleffi chi è lei?

Il nostro protagonista non è affatto un ragazzo che si fa mettere i piedi in testa, soprattutto, a lavoro.

Perseguitò nel suo compito chiedendogli di aprire lo zaino.

Anche in questo caso, gli improperi non furono pochi.

Il signor Eating chiese, per modo di dire, allo steward di controllare lo zaino, senza farglielo togliere, dal momento che lui era lì per lavorare.

E non per perdere tempo…

“Gli steward, invece, sono lì perché non hanno una vita, vero?”

Questa era la domanda che balenò in testa al nostro malcapitato.

Lo steward non fece in tempo ad aprire lo zaino che il signor Eating lo accusò di cercare i soldi nel suo portafogli.

Ermenegildomaria-Vissaleffi

Per il nostro steward quelle parole furono una ventata gelata, una tempesta, si sentì così umiliato.

Per fortuna che un suo collega aveva visto la scena e negò una simile accusa.

I due si rincontrarono di nuovo, e per ben due volte, sebbene fossero intervenuti i capi, il signor Eating diede del ladro ad Ermenegildomaria Vissaleffi.

L’ultima volta che i due si incrociarono, Ermenegildomaria Vissaleffi era pronto a denunciarlo, a far valere i suoi diritti ma, soprattutto la sua dignità.

E il suo capo era pronto a spalleggiarlo.

Quando arrivò il signor Eating si guardò intorno, vide il protagonista delle nostre storie e lo guardò male.

ermenegildomaria-vissaleffi

Sono fermamente convinto che, se non ci fosse stato il capo di Ermenegildo al suo fianco, il signor Eating avrebbe fatto una scenata.

Ma questi si limitò a ripetere come una cantilena “sbrigati, sbrigati, sbrigati, veloce”.

Ermenegildomaria Vissaleffi quel giorno non si poté togliere la soddisfazione come avrebbe voluto.

Capì però che il signor Eating si faceva forte solo con chi pensava di riuscire a sottomettere.

Altrimenti si faceva sotto, come i peggior viscidi esistenti al mondo.

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Ermenegildomaria Vissaleffi lo steward

Ermenegildomaria Vissaleffi era uno steward. Aveva cominciato a lavorare ancor prima di diplomarsi.

Voleva cominciare a capire cosa significasse lavorare sul serio e, soprattutto, era stanco di dover chiedere i soldi ai suoi genitori.

All’inizio non era entusiasta di quel lavoro ma poi cominciò a farselo piacere e, spesso, pur non essendo un tifoso, andava volentieri allo stadio.

Aveva stretto amicizia con diversi colleghi, si divertiva, pur prendendo sul serio il lavoro e aveva avuto un paio di storie con delle colleghe.

Ermenegildomaria Vissaleffi allo stadio

Ormai erano passati quasi 9 anni e Ermenegildomaria Vissaleffi ne aveva subite tante, viste altrettante.

ermenegildomaria-vissaleffi

Battute di tutti i tipi a ripetizione, qualche uscita memorabile da parte dei tifosi e qualcuno anche dei bimbi.

Si ricordava dopo anni, quando chiese a un papà di bere e buttare la bottiglietta perché non ammessa all’interno dell’impianto.

Mentre il tizio faceva storie, suo figlio di nemmeno 7 anni, alzo gli occhi verso di lui e disse al suo papà

“Papà, basta fare storie, tutte le domeniche ti dicono che non può entrare, e tu insisti, quanto ci metterai a capirlo?”

Nella testa di Ermenegildomaria Vissaleffi era partito un applauso.

Sul suo volto era apparso un sorriso.

Ringraziò mentalmente quel bambino per averlo compreso, quasi fiero.

Per lo stesso motivo durante una partita di Rugby, disse a dei bambini che non poteva entrare la bottiglia.

Uno dei bimbi chiese semplicemente “ma che hanno paura che facciamo i gavettoni alle persone?!”

ermenegildomaria-vissaleffi

Ermenegildomaria rise di gusto, stupito di come i bambini, se educati bene, non erano in grado si pensare a tante malvagità.

Avrebbe voluto lasciargli la bottiglietta solo per l’originalità della battuta.

Aveva dato un senso a una giornata pesante, in mezzo a tutte le lamentele degli adulti.

Si limitò a spiegare il perché non potessero entrare, con la consapevolezza che, in qualche modo, aveva portato quel bambino alla realtà.

Una realtà fatta di cattiverie e brutte intenzioni, di odio e violenza.

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