Un episodio segnò molto Emenegildomaria Vissaleffi, in quanto steward, fu lo sguardo di una piccola bambina in lacrime.
Stavano facendo le solite procedure di controllo pat-down.
Ermenegildomaria Vissaleffi si accorse che accanto a sé c’era una bambina piangeva disperata.
Si abbassò alla sua altezza e le chiese cosa fosse successo, pensando si fosse spaventata dei controlli.
Le disse anche che, quei pinguini gialli non le avrebbero fatto niente.

Erano lì solo per accogliere le persone ed essere sicuri che venissero rispettate le regole.
Fu il papà della bambina a rispondere.
Ermenegildomaria Vissaleffi e la bottiglia
La piccola piangeva perché le avevano tolto la sua bottiglietta d’acqua.
Ermenegildomaria Vissaleffi si scusò con la piccola e le spiegò che, purtroppo non si poteva portare la bottiglietta.
Ancora una volta rispose il suo papà, dicendo che il problema era che lei era affezionata a quella bottiglia.
Una semplice bottiglietta da mezzo litro di plastica di una marca qualsiasi che si trova al supermercato.
Ma la piccola la custodiva gelosamente e se la portava anche a scuola.
A quel punto allo steward venne in mente un’idea.
Le avrebbe tenuto la bottiglietta personalmente e, all’uscita l’avrebbe restituita.
La bambina sorrise felice e annuì.

Purtroppo, però, quella felicità durò poco.
La sua collega, con l’arroganza di cui peggio era capace, tornò con la bottiglia in mano, e mentre la gettava, affermò che la polizia non aveva dato l’ok.
Emenegildomaria Vissaleffi non fece in tempo a fermarla che la bottiglietta finì nel cestino.
Guardò, affranto, il papà della bambina, senza sapere come chiedergli scusa.
Egli, però, riconobbe la buonafede del protagonista, lo ringraziò per averci provato e se andò consolando la piccola.
Ermenegildomaria Vissaleffi e il capo steward
È inutile dirvi che quando, poco dopo, Ermenegildomaria Vissaleffi vide il capo steward lasciar passare ben 5 bottigliette.
Senza pensare a cosa sarebbe potuto succedere, scavalcò i suoi superiori andando diretto dal steward a chiedere spiegazioni.

Quest’ultimo si nascose dicendo che, in quanto capo, era libero di prendere le decisioni più importanti.
E che non doveva dare spiegazioni a un semplice steward per i suoi gesti.
Ciò che il nostro Ermenegildomaria Vissaleffi non aveva per niente digerito erano state le lacrime di quella bambina.
Perché lei che teneva tanto a una bottiglietta, dal momento che il papà non conosceva nessuno, se l’era vista gettare via.
Era così che doveva andare? L’amico del capo steward poteva portare ciò che voleva?
Ermenegildomaria Vissaleffi e l’ispettore
Dal momento che non aveva ottenuto ciò che voleva e che quelle lacrime gli bruciavano ancora, andò dall’ispettore.
Ermenegildomaria Vissaleffi andò denunciare il fatto e a chiedere spiegazioni.
Quest’ultimo negò il comportamento del capo steward ma, Ermenegildomaria Visaleffi non era uno stupido e sapeva rispondere ad hoc.

lo aveva visto con i suoi occhi, indicò il tizio in questione e raccontò anche di quanto era stato poco carino.
A quel punto l’ispettore si scusò e affermò che ci avrebbe pensato lui.
Ermenegildomaria Vissaleffi non seppe mai cosa l’ispettore disse al tizio, lo sguardo da cagnolino bastonato di quest’ultimo.
Il capo steward non aveva digerito la strigliata.
Lo capì dal fatto che per tutto il resto della giornata non smise mai di guare Ermenegildo e fulminarlo con i propri occhi.
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