Ermenegildomaria Vissaleffi come abbiamo già raccontato era uno steward e ne aveva viste di cotte e di crude.
In 9 anni non erano mancati insulti e schiaffi evitati per un pelo ma, niente gli dava fastidio e lo feriva quanto essere etichettato come un disonesto.
Una volta, mentre guardava nello zaino di un tifoso, gli era stato detto che se non avesse ritrovato il portafoglio la colpa era la sua.
Ermenegildomaria Vissaleffi si era sentito strano.
Faceva un lavoro di sicurezza, per quanto gli fosse concesso dalla figura da lui ricoperto.
Sapeva che quel tale, non avrebbe mai detto una cosa del genere a un poliziotto e non capiva perché, invece, la sua onestà venisse messa in dubbio.

Era un ragazzo semplice.
Studiava all’università e con quel lavoro, riusciva a non dipendere totalmente dai suoi genitori.
Ermenegildomaria Vissaleffi non era però preparato a quello che sarebbe successo fi di lì a poco.
Ermenegildomaria Vissaleffi e l’incontro
Quella stagione entrava prima degli altri colleghi per controllare coloro che entravano allo stadio per servizio.
La prassi era sempre la stessa: il controllo di biglietto, documento e zaini o borse.
Poteva sembrare un controllo come un altro ma, a quanto pare, non si rivelò per niente così.
Arrivò un uomo a spezzare quella idea.
Con il suo fare altezzoso, di chi crede di essere conosciuto e apprezzato da molti, si avvicinò all’entrata.

Ermenegildomaria Vissaleffi era totalmente ignaro di chi fosse la persona di cui si sta parlando.
Non si aspettava fosse di una tale bassezza, arroganza e cattiveria.
A questa lista potete aggiungerci qualsiasi caratteristica negativa che vi venga in mente, corrisponderebbe comunque alla figura del signor Eating.
Un telecronista di una nota emittente.
Quando il nostro malcapitato chiese il biglietto e il documento al telecronista, questo venne ricoperto da una serie di improperi e offese.
Ermenegildomaria Vissaleffi chi è lei?
Il nostro protagonista non è affatto un ragazzo che si fa mettere i piedi in testa, soprattutto, a lavoro.
Perseguitò nel suo compito chiedendogli di aprire lo zaino.
Anche in questo caso, gli improperi non furono pochi.
Il signor Eating chiese, per modo di dire, allo steward di controllare lo zaino, senza farglielo togliere, dal momento che lui era lì per lavorare.
E non per perdere tempo…
“Gli steward, invece, sono lì perché non hanno una vita, vero?”
Questa era la domanda che balenò in testa al nostro malcapitato.
Lo steward non fece in tempo ad aprire lo zaino che il signor Eating lo accusò di cercare i soldi nel suo portafogli.

Per il nostro steward quelle parole furono una ventata gelata, una tempesta, si sentì così umiliato.
Per fortuna che un suo collega aveva visto la scena e negò una simile accusa.
I due si rincontrarono di nuovo, e per ben due volte, sebbene fossero intervenuti i capi, il signor Eating diede del ladro ad Ermenegildomaria Vissaleffi.
L’ultima volta che i due si incrociarono, Ermenegildomaria Vissaleffi era pronto a denunciarlo, a far valere i suoi diritti ma, soprattutto la sua dignità.
E il suo capo era pronto a spalleggiarlo.
Quando arrivò il signor Eating si guardò intorno, vide il protagonista delle nostre storie e lo guardò male.

Sono fermamente convinto che, se non ci fosse stato il capo di Ermenegildo al suo fianco, il signor Eating avrebbe fatto una scenata.
Ma questi si limitò a ripetere come una cantilena “sbrigati, sbrigati, sbrigati, veloce”.
Ermenegildomaria Vissaleffi quel giorno non si poté togliere la soddisfazione come avrebbe voluto.
Capì però che il signor Eating si faceva forte solo con chi pensava di riuscire a sottomettere.
Altrimenti si faceva sotto, come i peggior viscidi esistenti al mondo.
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